Le due sponde Adriatiche tra Istria e Venezia nell’abbraccio di Carnevale

Un ricco programma nel Nordest tra Istria e Veneto. Si inizia con una settimana di laboratori artigiani a Crassiza, Albona e Valle dal 24 al 29 novembre 2025 in contemporanea a 3 mostre di bellissime maschere.

Dopo la valida esperienza della 1^ edizione “Le Due Sponde – Casanova 300” ritorneremo a Venezia a febbraio 2026 con la partecipazione al Carnevale di Venezia per la meravigliosa sfilata sul Canal Grande. Desideriamo unire le due sponde con la tradizione, l’arte e lo spirito delle Olimpiadi di Milano Cortina.

C’è un filo d’acqua e di storia che da secoli unisce Venezia e l’Istria. Oggi, quel legame torna a vivere grazie al Carnevale di Venezia con “Le due sponde adriatiche – Carnevale 2026 Olympus Edition”.

Iniziativa promossa dall’Unione Italiana che unisce le due sponde attraverso creatività, artigianato e partecipazione nell’Intesa Europa Adriatica Nordest.

Dal 24 al 29 novembre tre laboratori e tre mostre di maschere veneziane nelle Comunità degli Italiani di Crassiza con Buie, Albona, Valle con Dignano e Gallesano. Poi grande ritorno a Venezia a febbraio 2026 per la meravigliosa sfilata inaugurale del Carnevale in barca sul Canal Grande.

Dopo il grande successo della 1^ edizione “Le Due Sponde adriatiche” centrato sul tema Casanova 300, quest’anno seguiremo il filo conduttore del Carnevale di Venezia “Olympus – Alle origini del gioco”, scelto dal Comune di Venezia con Vela per omaggiare l’anno olimpico di Milano-Cortina 2026.

Esempi di maschere “volti” ispirate alle Olimpiadi

Un invito a riscoprire lo spirito del gioco come rito collettivo, sfida creativa e ponte tra culture. In questo contesto, la maschera non è solo un oggetto artistico, ma un simbolo che fonde mito, sport e tradizione.

Il progetto prenderà avvio con I tre laboratori artigiani condotti dai maestri veneziani Franco Gabriele Cecamore e Lucio Lizzul. Ogni laboratorio sarà composto da partecipanti che 25 impareranno l’arte dei “volti”, le maschere veneziane in cartapesta che da secoli animano calli e campielli.

Gabriele Cecamore, dell’atelier Kartaruga nel sestiere di Castello, porta con sé la finezza del mestiere dei mascareri, affinata lavorando anche per teatri e cinema a livello internazionale.

Lucio Lizzul, fondatore dell’atelier Pontecavallo a Cannaregio, incarna la profondità del Carnevale vissuto, quello autentico, popolare e profondamente legato all’identità veneziana.

Il progetto esibirà in pubblico una collezione di 50 maschere originali, esposte per due giorni nelle sedi delle Comunità degli Italiani di Crassiza, Albona e Valle. Si potranno ammirare opere di grande pregio che rappresentano l’eccellenza artistica dell’arte dei mascareri.

Il tutto culminerà l’8 febbraio 2026, quando le Comunità degli Italiani di Crassiza, Buie, Albona, Valle, Dignano e Gallesano sfileranno sul Canal Grande nel corteo inaugurale del Carnevale. A bordo di barche a remi coordinate dalla campionessa di voga Gloria Rogliani, indossando le maschere da loro realizzate e i costumi creati dal Teatro di Fiume, gli istriani si uniranno al popolo veneziano in un abbraccio simbolico che celebra secoli di storia adriatica.

“Le due sponde adriatiche – Olympus Edition – ha sottolineato Marin Corva, Presidente della Giunta Esecutiva dell’Unione Italiana, non è solo un progetto culturale, ma è una festa della memoria, un ponte sul futuro e un modo per ricordare che l’Adriatico, più che dividerci, continua a unirci”.

Oltre agli aspetti artistici, il progetto valorizza gli antichi rapporti tra la Serenissima e l’Istria. Da Crassiza, legata a Venezia già dal 1343, ad Albona e al suo celebre leone alato del 1587, fino a Valle, Dignano e Gallesano, integrate nei domini veneti dal XV secolo. Commercio, artigianato, produzioni agricole, protezioni, istituzioni e linguaggi comuni hanno modellato un territorio che ancora oggi porta inciso il segno di quel legame.

Antichi legami adriatici con Crassiza e il Buiese, Albona, Valle, Dignano e Gallesano

Per secoli le comunità dell’Istria furono legate a Venezia da un articolato sistema di scambi economici, alleanze politiche e influenze culturali. Crassiza, Albona, Valle, Dignano e Gallesano contribuirono con risorse, porti e competenze, mentre la Serenissima offriva protezione, stabilità e infrastrutture. Questo rapporto reciproco ha modellato paesaggi, tradizioni e identità, lasciando un’eredità storica ancora visibile sulle due sponde dell’Adriatico.

Crassiza e il Buiese

Per secoli Venezia e Crassiza furono legate da scambi commerciali e culturali. Riforniva la Serenissima di vino, olio, legname e prodotti agricoli, mentre Venezia influenzava lingua, architettura, istituzioni e tradizioni locali. Nel 1343, anno dell’ascesa del Doge Andrea Dandolo, il Signore Biaquino III consolidò il rapporto con Venezia scegliendo la via dell’alleanza politica favorendo stabilità, cooperazione, sicurezza per un legame destinato a durare nei secoli.

Albona

Albona, arroccata su un colle dell’Istria, fu legata alla Serenissima fin dal XV secolo. Il leone alato inciso sul portale del 1587 testimonia la presenza di Venezia e la sua influenza. La città forniva legname, minerali e altre risorse preziose, mentre la Repubblica garantiva protezione, infrastrutture e continuità amministrativa. Questo rapporto duraturo consolidò scambi, lingua e tradizioni, contribuendo alla formazione di un’identità profondamente intrecciata sull’Adriatico.

Valle con Dignano e Gallesano

Valle, Dignano e Gallesano furono integrate a Venezia dal XV secolo, punti chiave per rifornimenti e controllo marittimo dell’Istria meridionale. Valle era nota per i maestri d’ascia e il porto sicuro. Dignano, ricca di uliveti, forniva olio alla Serenissima come Gallesano, lungo l’antica via verso Pola, che ospitava comunità fedeli a Venezia. La Serenissima introdusse nuove magistrature, restaurò chiese e fortificazioni, lasciando un’impronta storica inconfondibile.

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